mercoledì, maggio 25, 2005

Biodiversità ancora in picchiata - nuovo report del MEA

Come ogni anno si allunga la lista rossa dello IUCN (Unione Mondiale della Conservazione), l’organismo internazionale a salvaguardia della biodiversità. E come Cassandra una nuova valutazione da parte di un autorevole network scientifico ad hoc (il Millennium Ecosystems Assessment ) avverte che la ricchezza delle specie animali e vegetali si sta inesorabilmente assottigliando.

Sono infatti 15 589 le specie incluse nella Red List degli essere viventi minacciati di estinzione: a fine 2003 erano 12 259, e duemila in più rispetto al 2002. Il trend insomma segna la perdita di due migliaia di specie all’anno. “E’ il segno più evidente che dobbiamo cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo” ha commentato Jeff McNeely, scienziato capo dello IUCN ed autore dell’ultimo allarmato report (Biodiversity and Human Well–being: A Synthesis Report for the Convention on Biological Diversity) per conto del Milleniumm Assessment.

Secondo questo studio, infatti, sebbene la biodiversità sia alla base del benessere umano, gli scenari più probabili nel prossimo futuro contemplano un suo declino, contrariamente a quegli obiettivi globali di contenimento della perdita di ricchezza biologica fissati per il 2010.

Ma il rapporto va oltre alle preoccupazioni puramente “ambientali” e individua anche le perdite economiche: ad esempio, un intero ettaro di mangrovie in Tailandia equivale a mille dollari; se convertito in agricoltura intensiva il suo valore scende invece a 200 dollari.

Fonte: Environment News Service


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mercoledì, maggio 18, 2005

Campioni di ambientalismo?

L'ambientalismo americano è rimasto folgorato sulla via del nucleare. Ieri un articolo del Corriere della Sera enfatizzava la presa di posizione di alcuni verdi statunitensi, che secondo il quotidiano di via Solferino avrebbero radicalmente cambiato opinione (o starebbero per...) su temi quali gli OGM, l'urbanizzazione e appunto il nucleare.
Tra queste figure 'redente' l'articolo citava - come esempio di ambientalista doc inattaccabile -Stewart Brand, che su Technology Review (vedi l'articolo) si abbandonava ad audaci predizioni sul futuro dei movimenti ecologisti.

Ma a ben guardare, considerando ad esempio la sua biografia, non sembra di poterlo definire una personalità votata all'ambiente: i suoi interessi sono più tecnologici, spesso volatili, e comunque particolarmente abili a intercettare idee di business.

Può darsi che mi sbagli, ma non parlerei di un campione inattaccabile di ecologista. A meno che non volessi pompare una notizia.


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giovedì, maggio 12, 2005

La sfida agli OGM è locale negli Usa

Negli Stati Uniti l’area coltivata con OGM è vasta quanto la California. L’85 per cento della soia, i tre quarti del cotone e quasi metà del mais piantati lo scorso anno negli Usa erano varietà geneticamente modificate. La maggior parte degli americani non sa nemmeno di mangiarle, e comunque anche volendo non lo potrebbe sapere, dal momento che non è obbligatoria un’etichettatura.

Il governo federale ritiene infatti che le colture ingegnerizzate siano qualitativamente equivalenti a quelle tradizionali. Gli oppositori dell’agricoltura biotech stanno dunque lanciando una controffensiva a livello statale e locale.

Un servizio del Christian Science Monitor fa il punto della situazione: dalla salutista e verde California, le cui contee hanno bandito le colture GM perché incompatibili con la produzione biologica; al Vermont che sta cercando di rendere le aziende responsabili di eventuali contaminazioni da OGM in agricoltura.

Ma anche il fronte biotech sta facendo del suo meglio per influenzare la legislazione degli Stati: alcuni, come la Pennsylania, hanno stabilito che non si può regolamentare le colture GM. Intanto, le industrie farmaceutiche sondano il terreno per il loro pharma-food, coltivazione geneticamente modificate per produrre medicinali.

Fonte: Christian Science Monitor


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lunedì, maggio 02, 2005

Per gli europei l'ambiente è importante

Un ambiente sano e pulito è importante quanto l’andamento dell’economia o di altre questioni sociali. Almeno in termini di qualità della vita. E’ quanto pensano gli europei interrogati da un sondaggio di Eurobarometro.

La ricerca – effettuata in tutti i 25 paesi dell’Unione – conferma una volta di più l’attenzione dei cittadini Ue nei confronti delle tematiche ecologiche. Di queste ultime quelle che preoccupano di più sono il cambiamento climatico, l’inquinamento di acqua e aria, i residui chimici e gli incidenti che provocano rilascio di sostanze pericolose o inquinanti.

Interessanti sono anche le differenze registrate nei responsi provenienti dal gruppo dei 15 Paesi rispetto a quelle dei nuovi membri. Ad esempio, il cambiamento climatico preoccupa soprattutto gli Stati più “anziani”, mentre tra i 10 membri più recenti è forte la convinzione che i politici dovrebbero considerare le questioni ambientali alla stregua di quelle sociali o economiche.

“Questo sondaggio dimostra che i cittadini europei hanno a cuore l’ambiente - ha commentato il commissario Stavros Dimas – ritenendolo intrinsecamente collegato alla qualità della vita. I risultati mandano un segnale chiaro alla Commissione affinché continui a lavorare per tutelare l’ambiente ad alto livello”.

Fonte: Environment News Service


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