domenica, aprile 24, 2005

L'ambientalismo salvato dall'Economist

Le forze di mercato sarebbero le amiche del cuore dell'ambiente... se solo gli ambientalisti imparassero ad amarle. L'apparente ironia di questa frase (voluta?) non è di chi scrive, bensì dell'autorevole Economist, che questa settimana apre con un editoriale dedicato alla nobile missione di "salvare l'ambientalismo". Ovviamente, da se stesso.

Il settimanale britannico ha deciso infatti di festeggiare l'Earth Day, la giornata della terra - celerata l'altro ieri - con un attacco sfrontato ai verdi di tutto il pianeta. Iniziando con il fianco più vulnerabile - quello dlel'ambientalismo americano, che negli ultimi anni ha attraversato una crisi - arriva addirittura a mettere in discussione quel principio di precauzione che gli europei - non solo quelli ecologisti - si tengono ben stretto. Addirittura - spiega l'editoriale - dietro la stessa applicazione del protocollo di Kyoto (entrato in vigore lo scorso febbraio malgrado la strenua opposizione degli usa e della lobby petrolifera) si celerebbe in realtà una sconfitta dei verdi europei. Questi ultimi non avrebbero colto gli aspetti più promettenti degli accordi internazionali, frenando il commercio spregiudicato di emissioni di carbonio.

Ma l'Economist non si ferma qui: arriva a decantare quegli approcci di mercato basati su un'estensione dei diritti proprietari a discapito degli utilizzi comuni, i cosidetti commons. Il solito discorso che se un bene appartiene a tutti in realtà è come se non fosse di nessuno, e quindi è meglio che qualcuno se ne appropri. La prossima rivoluzione verde - pronostica concludendo il settimanale - sta arrivando, e sarà ispirata ad Adam Smith. Come rivoluzione -pare di poter dire - sembra assai poco originale.

Fonte: Economist