mercoledì, marzo 23, 2005

Mais GM fuori controllo

Hanno venduto il mais GM sbagliato. Per errore. Un errore madornale, considerato che l’hanno fatto per tre anni. Stiamo parlando della società di agrobiotech Syngenta, che ha ammesso di aver venduto erroneamente una varietà di mais geneticamente modificato che non era stata autorizzata dalle autorità federali americane. Una distrazione che è andata avanti dal 2001 al 2004. Ora la multinazionale biotech sostiene che non c’è alcun pericolo per l’uomo e per l’ambiente, perché il mais in questione sarebbe molto simile a un’altea varietà GM autorizzata – quella sì- dagli enti regolatori statunitensi.

Intanto il mais transgenico non autorizzato ha anche viaggiato oltreoceano in numerosi Paesi. Le autorità americane preposte ai controlli in materia – Ministero dell’Agricoltura e Food and Drug Administratrion (FDA) – stanno indagando. Tutti gli altri invece– agricoltori, allevatori, consumatori – devono ancora metabolizzare quei geni non controllati.
E sempre sul fronte OGM: si chiudono con una bocciatura le sperimentazioni avviate dalla Gran Bretagna sulle coltivazioni GM. I test condotti su due tipi di piantagioni di colza – GM e convenzionale – hanno mostrato che l’utilizzo della varietà transgenica – modificata geneticamente per resistere ad erbicidi più potenti provoca gravi danni alla flora e alla fauna circostanti.

Questo è il quarto e ultimo esperimento condotto dal regno Unito per valutare l’impatto delle colture Gm sull’ambiente: gli altri tre avevano riguardato il granturco, la barbabietola e un altro tipo di colza, e si erano risolti con un analogo verdetto di condanna per le ultime due piante. Nel caso del granoturco invece i risultati – apparentemente positivi, nel senso che l’erbicida utilizzato per il mais GM faceva meno danni – erano stati successivamente contestati dagli ambientalisti: il tipo di diserbante utilizzato per la varietà tradizionale era particolarmente aggressivo, tanto da essere sul punto da essere bandito dall’Unione europea.

Fonte: Consortium-bio; Greenplanet